Impianto Dentale Fallito: Non È la Fine del Percorso
Scoprire che un impianto si muove, fa male o deve essere rimosso è un’esperienza scoraggiante, soprattutto dopo il tempo e il denaro investiti. Spesso a preoccupare non è solo l’impianto perso, ma ciò che resta: un difetto nell’osso che sembra rendere impossibile riprovare.
In realtà un fallimento implantare non chiude la porta a nuovi denti fissi. Serve però capire cosa è successo e scegliere una strategia diversa.
Perché un impianto fallisce
I fallimenti si dividono in due grandi gruppi:
- Precoci: l’impianto non si integra con l’osso nelle prime settimane o nei primi mesi, per esempio per osso insufficiente, infezione, carichi eccessivi o fumo
- Tardivi: l’impianto funziona per anni, poi perde osso intorno a sé, quasi sempre per una perimplantite
Perimplantite: la causa più frequente dei fallimenti tardivi
La perimplantite è un’infiammazione dei tessuti intorno all’impianto che distrugge progressivamente l’osso di sostegno. Non è rara: una meta-analisi del 2015 l’ha stimata in circa il 22% dei pazienti con impianti, e una revisione del 2025 ha confermato valori simili, circa un paziente su cinque. I principali fattori di rischio sono una storia di parodontite, il fumo e il diabete.
I segnali da non ignorare:
- gengiva arrossata, gonfia o che sanguina intorno all’impianto
- pus o cattivo sapore in bocca
- gengiva che si ritira e lascia vedere il metallo
- sensazione di movimento o dolore masticando
Se senti muovere un impianto, fatti visitare subito: a volte è solo la vite della corona allentata, ma se a muoversi è l’impianto ogni settimana di ritardo può costare osso.
Cosa fare dopo un impianto fallito
- Visita e TAC 3D: per capire se il problema è l’impianto o la protesi, e quanto osso è rimasto
- Trattare l’infezione: pulizia, terapia della perimplantite o rimozione dell’impianto, se è compromesso
- Guarigione del sito: un periodo di attesa la cui durata dipende dall’ampiezza del difetto
- Nuovo piano di trattamento: con le tecniche tradizionali spesso include un innesto per ricostruire il difetto, con altri mesi di attesa
L’approccio SpiderImplant: ripartire dall’osso che resta
SpiderImplant è stato pensato anche per chi ha alle spalle fallimenti implantari e si è sentito dire di essere “non trattabile”. Invece di ricostruire il difetto lasciato dal vecchio impianto, i nostri impianti per atrofia ossea cercano ancoraggio nell’osso sano circostante, grazie a una placca in titanio modellabile e a viti autobloccanti che creano più punti di stabilità.
Nei casi indicati questo permette di:
- evitare innesti per ricostruire il difetto
- ridurre il numero di interventi
- applicare il carico immediato
- accorciare i tempi rispetto a un nuovo percorso ricostruttivo
Fa male? Quanto è invasivo?
L’intervento si esegue in anestesia locale con tecnica mini-invasiva. Prima si risolve l’eventuale infezione, poi il nuovo impianto viene pianificato sulla TAC 3D.
Domande frequenti
Si può rifare un impianto dentale fallito?
Nella maggior parte dei casi sì. Prima bisogna eliminare la causa del fallimento e misurare l’osso rimasto.
Il rigetto dell’impianto esiste?
Il titanio è altamente biocompatibile e le vere allergie sono rare: quasi sempre il “rigetto” è in realtà una mancata integrazione o una perimplantite.
Come si previene la perimplantite?
Con un’igiene accurata a casa, sedute di igiene professionale e controlli regolari e, se possibile, smettendo di fumare.
Hai perso un impianto? Chiedi una seconda opinione
Un fallimento implantare non significa che non si possa riprovare: con la tecnica giusta, spesso un nuovo percorso è possibile.
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Fonti
- Derks J., Tomasi C., Peri-implant health and disease. A systematic review of current epidemiology, Journal of Clinical Periodontology, 2015 – DOI
- AO/AAP, Prevalence, incidence, systemic, behavioral, and patient-related risk factors and indicators for peri-implant diseases: a systematic review and meta-analysis, Journal of Periodontology, 2025 – PubMed
