I brevetti SPIDERIMPLANT sono stati materializzati concretamente in produzioni certificate di tipo industriale e/o in dispositivi su misura. Ogni prodotto è stato testato in laboratorio e validato dal punto di vista biomeccanico. Gli studi clinici si sono sviluppati nell’arco di sette anni attraverso applicazioni cliniche in vari tipi di atrofia pubblicate sia in forma di case report che di studi retrospettivi. I risultati sull’utilizzo dei prodotti SPIDERIMPLANT sono stati inoltre presentati in varie occasioni congressuali Nazionali ed Internazionali.

  • Pubblicazioni scientifiche
  • Casi clinici - case report
  • Casi clinici - video
Coccia E., Zanna M., Mascitti M., Santarelli A., Lo Muzio L., Procaccini M. Spiderimplant: an innovative implantological approach to the treatment of atrophic maxilla. 5th National and 1st International SIPMO Symposium. Ancona, 19-20 October 2018.
Zanna M., Mascitti M., Coccia E., Lo Muzio L., Santarelli A. Spider Zygoma: a new implant rehabilitation technique for atrophic maxilla. J Biol Regul Homeost Agents. 2018 Nov-Dec;32(6):1605-1608.
E. Coccia, M. Mascitti, A. Santarelli, L. Aquilanti, G. Rappelli, M. Procaccini, L. Lo Muzio, M. Zanna. Spiderimplant for treatment of atrophic maxilla: a retrospective clinical study after 5 years. Journal of Osseointegration Periodontics and Prosthodontics June 2019; 11(2):236.
Case Report N°1: MiniZygo - Atrofia verticale emimascellare SX (24-27)
Case Report N°2: SinusImplant - Atrofia verticale emimascellare DX (14-17)
Case Report N°3: PlateImplant - Atrofia trasversale mascellare superiore
Case Report N°4: PlateImplant - Atrofia verticale e trasversale emimascellare SX (24-27)
Case Report N°5: Spider3D - Atrofia verticale emimascellare SX (23-26)
Case Report N°6: SpiderZygoma - Atrofia verticale mascellare superiore edentulo
Case Report N°7: PlateImplant - Atrofia trasversale in sede 22
Case Report N°8: PlateImplant - Atrofia verticale emimascellare SX
Case Report N°9: MiniZygo - Atrofia verticale emimascellare DX (15-16)
Video caso clinico N°1: MiniZygo - Atrofia verticale emimascellare SX (24-27)
Video caso clinico N°2: MiniZygo - Atrofia verticale emimascellare DX (15-16)
Video caso clinico N°3: PlateImplant - Atrofia trasversale mascellare superiore
Video caso clinico N°4: PlateImplant - Atrofia trasversale in sede 22
Video caso clinico N°5: PlateImplant - Atrofia verticale emimascellare SX (4-7)
Video caso clinico N°6: SinusImplant - Atrofia verticale emimascellare DX (14-17)
Video caso clinico N°7: Spider3D - Atrofia verticale emimascellare SX (23-26)
Video caso clinico N°8: SpiderOnePieceAtrofia verticale emimascellare SX
Video caso clinico N°9: SpiderTwoPieces - Atrofia verticale emimascellare DX
Video caso clinico N°10: SpiderZygoma - Atrofia verticale mascellare superiore edentulo

FAQs

Assolutamente si, poiché non sconfinano dall'osso mascellare.

Il Sinus Lift è una tecnica relativamente sicura ma non scevra da rischi e complicanze anche severe quali sinusiti purulentee fistole oro-antrali per il cui trattamento è sovente richiesto il ricorso all'anestesia generale.

No, si verificano con una certa frequenza.

L'utilizzo degli impianti zigomatici “tradizionali” è assolutamente sconsigliato in anestesia locale.

Si, enormemente, sino a decuplicare, a volte, il costo dell’impianto stesso.

Notevolmente, sino a quadruplicare il costo dell'impianto stesso.

Praticamente sempre, salvo in rarissimi casi.

Una parete laterale del seno mascellare papiracea.

No, praticamente mai, il carico immediato può essere ragionevolmente applicato dopo circa 8-12 mesi dal Sinus Lift.

No, ed è area di competenza del Chirurgo Maxillo Facciale.

Ad Odontoiatri e Chirurghi Maxillo Facciali indistintamente.

Sinusiti iatrogene (da  complicanze di Sinus Lift) e lesione del NAI.

Si, in entrambi i casi.

No, sono strutture anatomiche su cui può agire solo il Chirurgo Maxillo Facciale.

No, normali strumenti da piegatura.

Dall'accoppiamento rigido di più componenti implantologiche in un'unica struttura customizzata.

No, si verificano con una certa frequenza.

No, grazie all'effetto “locking” degli impianti secondari.

Assolutamente no, è l'approccio chirurgico più conservativo esistente.

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